Bias di calendario
Stagionalità dei mercati:
quanto è affidabile
La stagionalità è la tendenza di un mercato a comportarsi in modo simile in certi giorni, settimane o mesi dell'anno. Alcuni effetti, come quello di fine mese, sono stati osservati in molti studi. Sono però deboli, cambiano nel tempo e con pochi dati è facile scambiare una coincidenza per una regola.
Cos'è la stagionalità dei mercati
Un bias di calendario è una differenza di comportamento legata alla data, non a cosa fa il prezzo. Per esempio: in media, negli ultimi decenni, un indice è salito di più nei giorni a cavallo tra un mese e l'altro che negli altri giorni.
Il motivo, quando c'è, di solito è pratico. Stipendi e contributi ai fondi pensione arrivano a fine mese e vengono investiti nei giorni successivi. I gestori sistemano i portafogli prima delle chiusure trimestrali. Le aziende pagano dividendi e cedole in date precise. Sono flussi di denaro prevedibili, non magia.
I bias di calendario più studiati
Sono effetti riportati in letteratura sui mercati azionari, soprattutto americani. Nessuno vale ogni anno.
| Effetto | Cosa dice | Spiegazione proposta |
|---|---|---|
| Fine mese | Rendimenti medi più alti dall'ultimo giorno del mese ai primi tre del mese dopo | Flussi di stipendi, fondi pensione e piani di accumulo |
| Giorni prima delle festività | Il giorno di borsa prima di una festività ha avuto in media rendimenti superiori | Ottimismo e minori vendite prima della chiusura |
| Mesi dell'anno | Il periodo da novembre ad aprile ha reso in media più di quello da maggio a ottobre | Non c'è una spiegazione condivisa |
| Effetto gennaio | Le piccole società salivano più delle grandi a gennaio | Vendite di fine anno per motivi fiscali, poi riacquisti |
L'effetto gennaio è molto più debole oggi rispetto agli studi degli anni Ottanta. È l'esempio classico di un bias che si riduce quando diventa noto.
Quanto è affidabile la stagionalità nel trading
Poco, se presa da sola. La differenza media è spesso di pochi decimi di punto percentuale, mentre la variabilità di un singolo anno è molto più grande. Un mese storicamente positivo può chiudere in forte calo per una notizia o una crisi, e nessuna statistica di calendario lo impedisce.
Il problema principale sono i dati. Con vent'anni di storia, ogni mese dell'anno ha solo venti osservazioni. Ogni festività ne ha altrettante. Venti casi sono pochi per distinguere un effetto vero da un caso fortunato.
Perché i bias stagionali si indeboliscono nel tempo
Quando un effetto di calendario viene pubblicato, qualcuno prova a sfruttarlo. Chi sa che il mercato tende a salire il primo giorno del mese compra il giorno prima. Chi lo sa ancora prima compra due giorni prima. Il vantaggio si sposta e si assottiglia, fino a diventare troppo piccolo per coprire i costi.
Cambiano anche le cause. Gli orari di borsa, le regole fiscali, il peso dei fondi passivi e il modo in cui arrivano gli stipendi non sono quelli di quarant'anni fa. Un effetto osservato tra gli anni Settanta e Novanta può avere oggi una spiegazione che non esiste più. Per questo guardiamo sempre i dati più recenti separati da quelli vecchi.
Il rischio di trovare coincidenze
Se cerchi abbastanza, trovi sempre qualcosa. Ecco cosa succede testando regole senza alcuna logica su dati casuali, con la soglia statistica classica del 5 per cento.
| Regole testate | Quante sembrano valide per puro caso |
|---|---|
| 20 | Circa 1 |
| 100 | Circa 5 |
| 1.000 | Circa 50 |
Chi prova tutti i giorni del mese per tutti i mesi dell'anno su più mercati supera facilmente le mille combinazioni. Qualche decina sembrerà una scoperta e non lo è.
Come verificare un effetto stagionale prima di usarlo
- Cerca una ragione economica concreta, come un flusso di denaro ricorrente. Se non c'è, sospetta.
- Controlla che l'effetto si veda in decenni diversi e non solo in quello che hai guardato per primo.
- Provalo su mercati simili. Un effetto di fine mese che esiste solo su un indice e su nessun altro è fragile.
- Tieni da parte un periodo di dati che non hai mai guardato e verifica lì, alla fine.
- Sottrai spread e commissioni: un vantaggio di pochi decimi può sparire con i costi.
Le domande
più comuni
Storicamente, sui principali indici azionari, il semestre da maggio a ottobre ha reso in media meno dell'altro. Ma ci sono stati molti anni in cui l'estate è stata positiva, e chi vendeva a maggio ha perso il rialzo.
Nelle valute ci sono flussi legati alle chiusure di fine mese, per esempio i ribilanciamenti dei grandi fondi. L'effetto però è meno stabile e meno studiato rispetto alle azioni.
Si possono calcolare con lo storico di MetaTrader o di TradingView, raggruppando i rendimenti per mese o per giorno. Fallo tu: le tabelle già pronte spesso non dicono quanti anni contengono.
Si può, ma è raro che regga da solo. Più spesso la stagionalità viene usata come filtro, per esempio per ridurre l'esposizione nei periodi storicamente più deboli.
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